Dario Neri
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“Di recente credo di aver scoperta l’anima di Siena”. Così Dario Neri agli inizi degli anni ‘40 in una lettera all’amico Antonio Maraini. E non bastassero le numerose incisioni, le xilografie, il profondo legame con questa terra e l’amore per i primitivi (il Lorenzetti del Buongoverno in primis), sarebbero i molti anni trascorsi nella dirigenza dell’Onda, i quindici anni da capitano dal ‘37 al ‘52, la vittoria nel 1950, la cura e la realizzazione dei nuovi costumi della comparsa, un indimenticato volume sul Palio, a suffragare sufficientemente questa affermazione.
In una vicenda biografica caratterizzata da un tardivo approdo al mondo dell’arte a scapito di una iniziale formazione di carattere commerciale e tecnico, la sempre presente attrazione caratteriale di questo nativo di Murlo (1895) verso ambiti d’interesse molteplici, anche extrartistici, comunque orientati verso la tutela e la valorizzazione delle risorse del territorio, è dimostrata efficacemente dall’attività svolta fra il 1935 e il 1944 come amministratore dell’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano “Sclavo”, allora di proprietà della madre della moglie Matilde Sclavo. Anni caratterizzati dall’impegno assiduo e quasi esclusivo a riorganizzare ed espandere l’attività industriale di un’azienda che sotto la sua guida si porrà ben presto all’avanguardia nel settore, ma anche dalla fine di quell’intensa attività di incisore utilmente intrapresa sotto la guida di Adolfo De Carolis a Bologna nel corso degli anni ‘20, seguendo la traccia lasciata da quattrocentisti e cinquecentistì, e proseguita con successo attraverso numerose realizzazioni eleganti e di grande effetto. Al suo posto la ricerca insistita di un percorso pittorico personale, di un legame più forte e duraturo con la terra delle sue origini perseguita dall’amata tenuta di Campriano, ma soprattutto un’ intensa attività amministratrice: Commissario prefettizio al Comune di Murlo fra il 1938 e il ‘41, direttore del senese Istituto d’Arte fra il ‘39 e il ‘43, membro della Consulta Municipale per le Belle Arti, della Commissione Edilizia, Presidente della Commissione Provinciale per la Tutela del Paesaggio, dal 1951 infine membro della Deputazione Amministratrice del Monte dei Paschi. Solo digressioni comunque all’interno di un’attività artistica che lo vide protagonista in numerosissime rassegne in Italia e all’estero e che nel dopoguerra lo spinse, in un’utile sintesi di mentalità imprenditrice e artistica, a rilevare la proprietà della casa editrice fiorentina Electa, indirizzata, dopo le prime esperienze giuridiche, verso la pubblicazione di raffinati testi d’arte. Mangia d’oro nel 1954, Dario Neri muore improvvisamente a Milano nel 1958.